LEBANO: LO STREGONE DI TORRE DEL GRECO

Nel mondo dell’esoterismo, uno dei personaggi più accreditati è stato sicuramente Giustiniano Lebano, scopriamo insieme la storia di quest’ uomo illustre.

GIUSTINIANO LEBANO

Giustiniano Lebano nacque a Napoli il 14 maggio 1832, fin dai primi anni di infanzia mostrò una grande inclinazione verso i studi letterali, una volta laureato in lettere e filosofia, volle laurearsi anche in giurisprudenza, e comincio ad esercitare la professione di avvocato. Lebano si iscrisse alla società segreta della Giovane Italia, della quale divenne in breve tempo un adepto prezioso ed importante,  la società aveva l’ intento della non indipendenza e unità della patria, ma anche la caduta del potere del papa.
A Napoli nel 1852 si pubblicava Il Cattolico, un giornale diretto da preti, dove Lebano pubblicava le sue pose e poesie, che sembravano ispirate a sentimenti Borbonici e clericali, ma in realtà celavano idee di ribellione e accuse atroci contro il dispotismo, ma i preti sembravano non accorgersi di nulla.  

Il capo della polizia D’Argo, riuscì invece a scoprire le vere intenzioni degli scritti di Lebano e inizio a pedinarlo.
Lebano venne avvertito che stava per essere arrestato, e chiese aiuto all’abate Marino che accompagnò il giovane a Napoli, travestito da monaco francescano, nascondendolo nel suo convento di San Giovanni a Carbonara sotto la sua cura. Anche l’abate Marino era antiborbonico e anche uno dei più grandi maestri alchimisti di Napoli.
La polizia riuscii a scoprire il nascondiglio dei due uomini, e si recarono al monastero con un mandato di arresto, fu lo stesso Lebano ad aprire la porta, spacciandosi per un prete, mentre veniva arrestato Marino dichiarò che l’amico era già partito giorni prima per Parigi. Il giorno successivo Lebano lasciò la città con una corvetta inglese, e cercò riparo in Piemonte dove ebbe occasione di conoscere gli uomini più illustri del nostro Risorgimento. Grazie alle influenti amicizie, Lebano fu invitato a Parigi, in qualità di diplomatico con la missione di rappresentare gli interessi repubblicani dei Mazzini. Nel 1853 durante la sua permanenza a Parigi, ebbe la possibilità di incontrare alcuni dei più noti personaggi del tempo tra cui l’ esoterista Edward Lytton che diventò molto amico di Lebano. I due uomini passarono molto tempo insieme parlando di tarocchi, spiritismo e della “Grande Evocazione di Apollonio di Diana” che Lytton fece insieme a Eliphas Levi qualche anno prima. Il Levi guidò Lebano nello studio dell’alchimia, studio che si fermo quando ritornò in Italia.
Ritornato a Napoli nel 1860, riprese l’esercizio dell’ avvocatura.
Il Ministro Raffaele Conforti, che lo stimava molto, lo nominò subito deputato della Commissione filantropica dell’esercito garibaldino. Compiuto scrupolosamente quest’incarico, ebbe altri importanti ed onorevoli incarichi.

Giustiniano Lebano con la moglie Virginia Bocchini


Nel 1863 Lebano conobbe Virginia Bocchini, i due fidanzati iniziarono a interessarsi all’ alchimia, approfondendo i suoi studi Virginia prese il nome iniziatico di Leila, egli credeva di essere stata la reincarnazione di una poetessa catara albigese della Provenzale, bruciata a Montsegur nel 1244 e di Giovanna d’Arco, mandata al rogo dagli inglesi, e di una giovane valdese morta per fuoco nel 1500 a Savignano ad opera dei cattolici.
Si sentiva destinata alle fiamme
Nel 1865 Lebano e Virginia si sposarono, vissero anni felici grazie al loro amore e alla posizione economica e politica di Lebano, felicità che fu spezzata con l’arrivo del colera in Campania nel 1865, dove i due coniugi persero due figli Filippo di tre anni e Anna di due mesi.
Distrutti dal dolore Virginia e Giustiniano si trasferirono a Trecase a Villa Lebano. La perdita dei due figli sconvolse e turbo Virginia, i due coniugi all’interno della villa iniziarono a prendere parte a sedute spiritiche con la medium Eusapia Palladino e l’alchimista Pasquale de Servis detto anche Izar.
Nel 1869 nacque il terzo genito dei Lebano, i due coniugi erano convinti che il piccolo fosse la reincarnazione del nonno (il padre di Giustiniano ) tanto da volergli dare lo stesso nome Filippo.
Nel 1874 nacque anche la quartogenita figlia, Silvia, ma  con la nascita di quest’ultima la salute e i nervi di Virginia continuavano a peggiorare sempre di più, era stremata dal dolore per le morti dei primi due figli. Il marito interpellò spesso il giovane medico ventiduenne Giuseppe Cucurullo, anche lui massone e innamorato dell’esoterismo, divenne presto amico di Lebano.
Nel 1873 scoppiò l’epidemia di un misterioso morbo a Napoli e nelle campagne circostanti. I Lebano si rinchiusero nella loro villa allontanandosi dalla vita mondana,  per prudenza mandarono la loro figlioletta in collegio a Sorrento, e ritirarono da scuola Filippo allora quindicenne. Precauzione inutile: il ragazzo si ammalò. Il dottor Cucurullo cerco di curare il piccolo, e qualche miglioramento si ottenne, ma quando il medico esortò i Lebano a ricoverare il ragazzo in ospedale, Virginia non volle; chiese invece esorcismi, talismani, e benedizioni di sacerdoti e di maghi.
Eusaupia Palladino, Pasquale De Santis, ma anche Ciro Formisano tentarono di guarire il ragazzo con evocazioni. Filippo intanto aveva febbre alta e momenti di furia violenta, viveva in un delirio allucinante che si alternava a periodi dove sembrava in coma, ad altri dove lui diceva di parlare con i fantasmi. Naturalmente, tutte le pratiche esoteriche erano inutili.
La madre disperata, la notte di San Michele, in vestaglia da notte e scalza a mezzanotte prese il figlio tra le braccia e scese al piano terra nello studio del marito; si chiuse dentro a chiave. Con la farina tracciò un cerchio di 3 metri e mezzo di diametro sul pavimento, deponendo 4 candelieri accesi per un evocazione spiritica eonica. Era l’estremo tentativo di salvare il figlio.
Iniziò un rituale magico deponendo nel cerchio libri esoterici e Buoni del Tesoro; tracciò con una spada in aria segni kabbalistici, invocando gli angeli protettori del figlio.
Un tuono seguito da un fulmine terrificante ruppe il silenzio della notte autunnale; il vento spalancò le finestre e spense le candele; la donna spaventata ma decisa continuò le sue invocazioni, riaccese le candele e bruciò dell’incenso.
Diede fuoco ai libri di magia, alchimia, teurgia, di massoneria, credendo cosi di espiare i peccati del marito anticlericale e massone, pur di salvare il figlio morente. Un altro fulmine caduto tra una grandinata e una folata di vento spezzò in giardino un piccolo albero; le fiamme sprigionate dai libri lambirono la vestaglia di Virginia.
La donna cercò di spegnere le vesti in fiamme, lasciando il figlio vicino la porta al di fuori del cerchio. Il vento forte spalancò le porte interne e i battenti presero fuoco: l’incendio si propagava.
I domestici e Lebano sfondarono la porta dello studio e gettarono coperte sulla sventurata, portando subito sia Virginia che Filippo in coma in ospedale, dove il ragazzo morì durante la notte.
Virginia venne dimessa dopo 15 giorni di ricovero, con ustioni di terzo grado che le deturpavano il viso e mani per sempre.
Il dottor Cucurullo informò Lebano che a Napoli, all’ Ospedale Gesù e Maria, il clinico Salvatore Tommasi aveva dato finalmente il nome alla strana malattia: era Pellagra, che portava a pazzia e quindi a morte del malato. Era quella che aveva colpito il piccolo Filippo e forse anche Virginia. Nonostante le cure, i sedativi, e sonniferi, spesso Virginia dovette essere legata al letto e sorvegliata a vista. Tentò più volte la fuga e anche il suicidio,  accusava il marito della morte dei tre figli per infestazioni spiritiche larvali inviate nella loro casa per punirlo del suo anticlericalismo. Virginia non si riprese mai,  morì per infarto nel luglio del 1904.
In seguito l’unica figlia superstite Silvia sposò il medico Giuseppe Cucurullo. Lebano continuò a scrivere libri e poesie e  a studiare la magia  praticando riti all’interno della sua villa, dove sembra avesse nascosto un grande libro nero con il quale chiamava gli spiriti, Tra quelle quattro mura Giustiniano Lebano trascorse la sua esistenza, fino alla morte avvenuta il 23 Novembre 1910.
Villa Lebano passò in eredità alla figlia Silvia, e alla morte anche di questa al marito Cucurullo. Dal 1990 la villa è completamente abbandonata…ma questa è un altra storia…

 

 

GIUSTINIANO LEBANO NELLA SUA LIBRERIA

 

 

 

Seguiteci anche su Facebook: Fantasmi leggende e misteri di Napoli e Campania

Le immagini senza Watermark sono state reperite in internet